ESTATE

29/07/2016

estate

L’alba li sorprende all’alba e il sole dalle dieci in poi.
Seduti al bar del lungomare giocano, tra un Toscano e un’altra Ms, a briscola come se non ci fosse un domani.
Del resto, domani era già ieri.
Lanciano le carte da anni come frisbee quando ancora i frisbee non esistevano
E ogni Estate un altro prende il posto di un altro.
E le sedie, inevitabilmente non rimangono mai vuote.
I vecchi hanno perso il futuro o forse il futuro li ha abbandonati.
Troppe domande per così tempo a disposizione.
Se non è un Campari è un Amaro, quello che conta è che qualcuno si affretti.
E qualcuno è qualcuno che cambia ogni anno.
Si abituano al nuovo nome a fine stagione, ma ormai basta alzare lo sguardo.
C’è chi ci vede solo da vicino, chi solo da lontano.
Punti di vista così diversi che chiariscono in dialetti diversi.
E lasciano il conto aperto, sperando di arrivare a saldare a Settembre.

E mentre il sole si alza, si alzano dalle sedie anche loro.
Come i neonati.
E’ il momento in cui la scena spetta ad altri.
Torneranno al tramonto.
Come i bambini.
Hanno ormai visto più funerali che Battesimi.
E’ quasi come se tutto coincidesse.
A parte qualche piccola differenza.
Resta il fatto che a quell’ora nessuno ricorda, vuole, ricordare, può descrivere il futuro.
Perché c’è chi non può o chi non vuole.
Perché il passato non esiste, è una palla di fuoco che ti può solo ustionare.

C’è chi ha fatto la notte, chi il bastardo, chi un passo di troppo, chi tre passi indietro.
Chi se la sta ancora tirando, chi prova un altro bikini, chi già lavora alle granite.
Chi sta chiuso a casa con una bilancia e un kg. d’erba, chi si taglia le unghie dei piedi.
C’è sempre da aggiungere o da togliere.
Se non vuoi dare nell’occhio.
E così funzione per tante altre cose: lenzuola, tinture, magliette a mani lunghe, occhiali da sole, scheletri nell’armadio, anelli.

I belli cominciano a ballare sui lettini a una musica che se la scomponi rimarrebbe solo un violino.
I belli sui lettini spesso ballano con le belle.
Darwin si scola, a riguardo, una bottiglia di champagne nel cielo.
Le belle sanno di esserlo, come se lo specchio le dicesse sempre la verità e così capita.
Questione di attrazione, roba da filo spinato.
Quelli che sanno quanto valgono, che in Estate è un coltello conficcato nell’anima, infatti aspettano poco più dietro.
Tra il bar e troppa sabbia bianca.
Così come la ragazze, lo specchio può anche ingannare, e spesso lo fa, tra occhi e anima c’è sempre poca corrispendenza, aspettano un loro segnale.
Una bella insolazione per esser pronti verso gli ultimi tre giorni.
Darwin, posa il calice, e prende il binocolo.
E i rimpianti accresceranno la loro ancora non certificata omologazione.
I timidi e le timidi aspettano ancora più dietro.
Sono i più agili, camminano qua e là.
Ma, alla fine stanno solo tra il flipper e il biliardino.
Faranno più strada degli altri, ma al momento non lo sanno,
sono inutilmente ipercinetici.
Sono quelli che capiranno cosa fare della vita con qualche cicatrice più avanti.
E poi c’è sempre l’occasione della vita e magari lo scopriranno inaspettatamente.
Nel modo più onesto, sincero.
E i rimpianti saranno solo tre tacche in più di vita e nessun GAME OVER.
Darwin dorme agitato tra una nuovola e l’altra.

Quando scende la sera è il momento di darsi un appuntamento per la notte.
Chi andrà in centro, chi chiuderà barcollante un nuovo locale alla moda, chi si sveglierà tra la sabbia, chi l’ha fatto per la prima volta, chi si dà una punta per non si sa dove.
Nell’aria voleranno promesse di poche ore o certezze che il tempo renderà mezzi sorrisi.
E quando scende la notte, la notte travolgerà tutti.
Dalle parole sbiascicate, alle culle.
Dalla finestre aperte a metà, a chi sta inginocchiato in un angolo.
Dai giocolieri di strada, ai sogni che il sonno farà dimenticare.
Dai chi ha cinque assi e sbancherà tutti, ma non sa che è la mano del morto.

E la città sembra sempre lontana più di quanto in realtà sia.
Roba di un altro Pianeta.
Ma, in quella notte, tra la periferia e l’interstatale, Vasco Kent e Valeria, stanno volando via facile, aria in faccia, ruote ben incollate al cemento, verso non sanno ancora bene cosa.
Hanno appena lasciato il “Blue Lamp”, dove il magro, dai capelli appena tagliati, all’angolo del bancone continua a lasciare la luce accesa della sua stanza, a poche centinaia di metri.
Solo un riflesso condizionato, come a sperare che qualcuna ogni alba qualcuna lo stia aspettando.
Non trova quasi mai nessuna.
Nonostante le chiavi, lo sanno tutte, stiano sotto allo zerbino.
E lo sa anche chi doveva farsi, in qualche modo.
E’ per questo che gli è rimasto solo un letto, un comodino e l’inverno per farsi ricrescere i capelli.
E ricominciare.